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“Perfetta ma non per lui”, G. Laddaga

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Titolo: Perfetta ma non per lui
Autore: Gina Laddaga
Editore: Self published

“Se è quello che vuoi non farò nulla, ma per favore non piangere più- Un pezzo del mio mondo crolla senza il tuo sorriso.”

Questo romanzo parla di Electra, una ventenne fiorentina e studentessa di lettere, che decide di trasferirsi a Milano per poter frequentare lì l’ultimo anno della sua facoltà e iniziare a gettare le basi per un futuro nella musica, il suo grande sogno.
A Milano l’aspetta Luca, il suo migliore amico da sempre nonché batterista della band alla quale lei andrà ad unirsi, composta anche da altri due ragazzi: Alex e Marco.
Sarà proprio quest’ultimo, con il suo carattere ed il suo temperamento volubile, a destabilizzare la vita tranquilla della protagonista; mentre in gruppo si comporta in modo molto freddo e scontroso, quando i due rimangono soli mostra un lato di lui totalmente diverso, dolce e premuroso.
Il motivo di questo comportamento è legato al passato del ragazzo e starà ad Electra scoprirlo mentre si destreggia tra studio, lavoro, prove con la band e la convivenza con il suo migliore amico.

Come in buona parte dei romanzi rosa che trattano di questo tipo di argomenti, riusciamo ad immaginare quello che succederà già dai primi capitoli, tuttavia l’autrice riesce comunque a tenere alta l’attenzione del lettore inerendo dei colpi di scena in alcuni punti della narrazione che suscitano curiosità ed evitano che il ritmo della storia vada ad appiattirsi.

Lo stile di Gina è ancora un po’ acerbo, con frasi molto brevi e qualche ripetizione di troppo ma comunque godibile e senza grossi errori né refusi, cosa che ho molto apprezzato trattandosi di un self published*.
L’autrice riesce a trasmetterci quelli che sono i dubbi, le paure e l’impulsività legate ai primi amori e al periodo che succede il liceo, quando le aspettative e le paure per il futuro ci sembrano troppo grandi per essere affrontate senza qualcuno accanto.

Mi sento di consigliare questo libro soprattutto ad un pubblico giovane, che sicuramente troverà più affinità con le emozioni impetuose e mutevoli dei protagonisti.

*Trattasi di tutti quegli autori che non si avvalgono di una casa editrice per pubblicare il proprio romanzo ma decidono di farlo da soli occupandosi autonomamente della revisione e diffusione dell’opera.

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“Storie della buonanotte per bambine ribelli”, F. Cavallo & E. Favilli

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Titolo: Storie della buonanotte per bambine ribelli
Autore: Francesca Cavallo & Elena Favilli
Editore: Mondadori

“Sii sempre te stessa e non permettere mai a quello che dicono gli altri di distrarti dai tuoi obiettivi.” (Michelle Obama)

Chi dice che tutte le bambine vogliano diventare principesse? 
E sarà vero che tutte le principesse aspettano che il principe azzurro le vada a salvare?
Tra le pagine di questo libro conosceremo donne indipendenti, che hanno fatto della determinazione il loro punto forte per arrivare a portare a termine piccole e grandi imprese.
Ecco allora che “c’erano una volta” un’astronauta, un’attivista politica, una scienziata, e molte altre ancora.

Francesca Cavallo e Elena Favilli ci fanno viaggiare avanti e indietro nella storia, alla scoperta delle vite di donne che hanno superato avversità di tutti i tipi e lavorato con tenacia per arrivare a raggiungere gli obiettivi che si erano preposte, anche quando le persone intorno a loro dicevano che sarebbe stato impossibile o, peggio, inappropriato per una femmina.
Il sacrificio, la dedizione e l’impegno sono caratteristiche che accomunano tutte le donne, ragazze o bambine di cui leggiamo, che grazie alla loro forza d’animo riescono ad andare oltre i propri limiti fisici e i dogmi imposti dalla società, rendendo possibile l’impossibile.

Le stesse autrici sono la prova che se si lavora con impegno e ci si crede abbastanza i sogni si avverano; questo bellissimo progetto infatti ha iniziato a vedere la luce su Kickstarter, un famoso sito di crowdfounding, ed è diventato un vero e proprio caso editoriale, il cui primo volume è stato il libro più venduto del 2017.

“Attribuisco il mio successo a questo: non ho mai accettato né accampato scuse.” (Florence Nightingale)

Essendo un libro pensato per i lettori più giovani, il linguaggio è molto semplice e facilmente comprensibile e ogni mini biografia è strutturata proprio come se fosse una favola tradizionale, accompagnata da magnifiche illustrazioni che ritraggono le protagoniste in maniera unica e coloratissima.

Le biografie non sono approfondite, proprio perché non è questo lo scopo del libro, ma sicuramente vi incuriosiranno e incoraggeranno a scoprire di più di queste donne straordinarie di cui si parla.

A discapito del titolo, “Storie della buonanotte per bambine ribelli” è una lettura adatta a bambine e bambini, uomini e donne di tutte le età, e chiunque voi siate, sfogliando queste pagine, avrete voglia di sognare un po’ più in grande.

“Anche difronte alle grandi sfide, non abbandonare mai i tuoi sogni. Più insisterai, più ti avvicinerai a ottenere quello che desideri. Quando le cose diventano difficili, tu diventa ancora più forte.” (Amna Al Haddad)

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“Il quadro mai dipinto”, M. Bisotti

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Titolo: Il quadro mai dipinto
Autore: Massimo Bisotti
Editore: Mondadori

 

“Di ciò che è estremamente necessario ti accorgi proprio quando hai già tutto il superfluo.”

Patrick è un insegnante di pittura dell’Accademia delle Belle Arti di Roma, determinato, quasi ossessionato, dal voler dipingere il quadro perfetto.
Deciso a trasferirsi a Venezia, la mattina della partenza vuole controllare un’ultima volta un dipinto che ha riposto per diverso tempo in soffitta e che rappresenta la donna che ha amato a lungo, ma quando si trova dinanzi al quadro fa una scoperta sconvolgente: la tela è vuota.
Della ragazza ritratta non è rimasta nemmeno una pennellata, è scomparsa nel nulla.
Ancora turbato dagli eventi, il giovane professore si dirige in aeroporto, ma la sorte pare essergli particolarmente avversa perché una volta salito in aereo batte la testa così forte da perdere la memoria e giunto a Venezia non ha idea di cosa deve fare o perché si sia trasferito lì.
Fortunatamente in tasca trova un biglietto con il nome dell’alloggio presso il quale soggiornare e, mentre aspetta un taxi, la visione di una donna vestita di rosso gli darà un nuovo obiettivo da perseguire.

Se a questo punto, come me, vi state chiedendo come mai nessuno abbia pensato di portare in ospedale una persona che ha subìto un trauma cranico con conseguente amnesia, sappiate che vi farete ancora molte domande nel corso della lettura perché ci sono diverse situazioni che vi faranno storcere il naso e domandare che cosa stiano combinando i personaggi.
Ho voluto dare il beneficio del dubbio all’autore sorvolando su questa mancanza, pensando che fosse dovuta alla volontà di non appesantire la trama, ma qui purtroppo devo subito toccare un grosso tasto dolente: l’intreccio.
Trattandosi di un romanzo concorderemo tutti sul fatto che le vicende di cui i personaggi fanno parte dovrebbero essere la parte centrale e, se non per forza interessanti agli occhi di tutti, quantomeno delineate chiaramente; molte volte invece quello che accade sembra non avere un minimo senso logico.

Il racconto procede a singhiozzo tra una divagazione sul senso della vita e una retorica spicciola sull’amore, rendendo molto difficile seguire la trama che, se isolata dal resto, si riduce a non più di una trentina di pagine. 
Se da queste togliamo anche alcuni capitoli “filler” sulle vicissitudini di personaggi secondari, di cui tra l’altro non sappiamo nulla o non abbiamo mai sentito nominare fino a quel particolare momento, della storia vera e propria rimane davvero poco.

La retorica sull’amore è infilata a forza ovunque, non solo in tutti i dialoghi e pensieri del protagonista e degli altri personaggi che gli ruotano attorno (persino in quelli di un bambino delle elementari), ma arriva anche sotto forma di bigliettini, lettere, targhe, e chi più ne ha più ne metta.

“Innamoratevi, non di chi vorrete raggiungere a ogni costo, ma di chi una volta raggiunto non vi farà più desiderare uscite di sicurezza.”

I personaggi non sono caratterizzati, anzi, appaiono molto piatti, senza una personalità e un trascorso propri, resi praticamente indistinguibili tra loro a causa del registro stilistico uguale per tutti, che spesso rende complicato capire chi stia parlando.
In tutto il libro non è possibile trovare una conversazione normale, tutti sembrano sempre impegnati a recitare a memoria un saggio sull’importanza di seguire il proprio cuore e fare le scelte giuste in amore.

Probabilmente questo libro avrebbe avuto una riuscita migliore se l’autore non avesse tentato di costruire una trama attorno a quello che risulta essere un breve saggio sull’amore, chiaramente per adolescenti alle prese con le loro prime esperienze.

La trama, nonostante il potenziale che avrebbe potuto avere, è molto fiacca e zoppicante, le cose davvero importanti vengono tirate via e mai spiegate, lasciando il lettore con un senso di incompiutezza nei confronti dell’opera.
Mai mi sarei aspettata che il tutto si riducesse ad una mera raccolta di frasi “instagrammabili” sull’amore, buona parte delle quali abbastanza banali, che rendono il libro estremamente lento e pesante da leggere, nonostante si tratti di appena 221 pagine di racconto.

 

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“Tredici giorni con John C. e altri racconti”, J. Moyes

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Titolo: Tredici giorni con John C. e altri racconti
Autore: Jojo Moyes
Editore: Mondadori

Ho acquistato questo libro della Moyes una sera in cui mi sono trovata a dover aspettare una persona per una quarantina di minuti e non avevo con me un libro come accade di solito, così, trovandomi in libreria, ho cercato qualcosa di veloce che potessi iniziare e finire mentre ingannavo l’attesa.
“Tredici giorni con John C. e altri racconti” sembrava fare al caso mio: otto racconti che riempiono poco più di un centinaio di pagine, niente di troppo impegnativo.

Ho voluto fare questo piccolo preambolo perché bisogna prendere questo librino per quello che è, e cioè una raccolta di racconti brevi nati proprio con lo scopo di essere tali e nulla di più.
Se state cercando qualcosa in cui immergervi sicuramente non è quello che fa per voi, infatti, anche senza cimentarsi in un romanzo, ci sono raccolte che includono racconti molto più strutturati di quelli che troverete all’interno di questo volume (mi viene in mente “Quattro dopo mezzanotte” di Stephen King, per esempio).

I racconti sono intrisi di un gusto dolce-amaro, conditi con un leggero velo di ironia, ma non riescono a lasciare niente al lettore né durante né dopo la lettura.
Sono tutte storie di donne che si trovano a dover affrontare una vita tutt’altro che perfetta: c’è chi è colpita duramente dalla crisi economica, chi vive un matrimonio che non la soddisfa, chi è la fautrice di un tradimento e chi lo subisce.
Per quanto io abbia trovato interessante il voler parlare di donne più vere, donne di tutti i giorni, che affrontano determinate situazioni guidate dall’istinto e in maniera più “terra-terra”, un po’ mi sono mancate le protagoniste tipiche dei romanzi di Jojo Moyes, donne forti che non si fanno intimorire dalle difficoltà ma le affrontano a testa alta dimostrando sempre un carattere forte, grande tenacia e determinazione.

Purtroppo non posso dire molto altro senza rischiare di svelare la trama di ogni singolo racconto, quindi mi fermo qui.
In conclusione direi che “Tredici giorni con John C. e altri racconti” è una piacevole lettura quando si ha un po’ di tempo da ingannare senza volersi impegnare davvero in una lettura, un’alternativa alle parole crociate o allo scorrere la bacheca di Facebook in autobus, ma niente di più.

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“Chiamami col tuo nome”, A. Aciman

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Titolo: Chiamami col tuo nome
Autore: André Aciman
Editore: Guanda

“Chi legge lo fa per nascondersi. Per nascondere chi è realmente, E chi si nasconde non sempre si piace.”

“Chiamami col tuo nome” ci porta indietro negli anni, in una calda estate del 1987 sulle coste della Liguria, nel paesino di B.
Lì troviamo Elio, figlio diciassettenne di un professore universitario che ogni anno ospita nella sua residenza estiva uno studente proveniente dagli Stati Uniti per aiutarlo nella sua tesi di dottorato.
L’ospite designato di quell’estate è Oliver, un ventiquattrenne colto e affascinante, che conquista immediatamente sia i componenti della famiglia che il personale di servizio con i suoi modi da “movie star”, come suole chiamarlo la signora Perlman.
Elio è immediatamente affascinato dal giovane dottorando che però passa molto velocemente da atteggiamenti amichevoli e remissivi a modi bruschi e sguardi taglienti, rendendo difficile per il ragazzo farsi un’idea precisa sul suo carattere e su che idea si sia fatto di lui.
Le giornate trascorrono tranquillamente tra mattinate trascorse a bordo piscina dove Oliver lavora sul suo manoscritto mentre Elio trascrive i suoi amati spartiti, pomeriggi passati a giocare a tennis e nuotate nel mare sotto casa.
Una mattina Elio accompagna Oliver in bicicletta fino a B. e, mentre stanno parlando nella piazzetta del paese, gli lascia intendere quali siano i sentimenti che prova per lui.

“Era il mio momento. Potevo cogliere l’attimo, oppure farmelo sfuggire, ma in entrambi i casi sapevo che non me lo sarei mai perdonato.”

Il romanzo non ha capitoli ma si divide in quattro parti: Se non dopo, quando?, La collina di Monet, La sindrome di San Clemente e I luoghi dello spirito.
Benché tutto il romanzo non abbia un ritmo particolarmente veloce, ho trovato la prima parte piuttosto lenta, così come un pezzo de La sindrome di San Clemente, dove un poeta racconta di un viaggio in Thailandia che ha ispirato una sua composizione e ci si trova ad affrontare diverse pagine di un monologo tutto sommato abbastanza slegato da quella che è la trama vera e propria del racconto.

Ho trovato lo stile di Aciman un po’ pesante: la quasi totalità del libro non è altro che un lungo ricordo di Elio circa la sua estate con Oliver, carico di descrizioni ma povero di dialoghi, che fanno risultare la narrazione piuttosto lenta.
Il lessico è ricercato e tutto il racconto è disseminato di riferimenti a opere classiche, ma dal momento che tutti i personaggi hanno un background culturale molto forte, non ho trovato questa scelta fuori luogo, anzi, rende ancora più forte la caratterizzazione e il punto di vista dei personaggi.
Lo stesso Elio viene più volte descritto come un ragazzo estremamente colto ed intelligente, con interessi ed hobby molto diversi da quelli dei suoi coetanei.

“Ciò di cui non mi rendevo conto era che voler mettere alla prova il desiderio non è altro che un sotterfugio per ottenere ciò che vogliamo senza poterlo ammettere.”

C’è una componente erotica molto forte, presente in tutta la narrazione, descritta in maniera molto diretta e senza fronzoli, ma mai volgare o fuori luogo.
Anche questo contribuisce a rendere estremamente umano il personaggio di Elio, che come qualsiasi diciassettenne prova un forte desiderio sessuale verso Oliver, ma anche verso altre ragazze.

“Ma non potevo ingannare me stesso. Ero convinto che nessuno al mondo lo volesse fisicamente quanto me; e che nessuno fosse disposto a percorrere la distanza che avrei percorso io per lui.”

Ho trovato molto delicato il modo in cui il signor Perlman affronta l’argomento dell’omosessualità con il figlio. Non viene mai tirato in ballo direttamente, ma attraverso un discorso più vago il professore riesce a far percepire al figlio il suo supporto e come lui possa, anzi debba, sentirsi libero di essere sempre sé stesso.

“Rinunciamo a tanto di noi per guarire più in fretta del dovuto, che finiamo in bancarotta a trent’anni, e ogni volta che ricominciamo con una persona nuova abbiamo meno da offrire. Ma non provare niente per non rischiare di provare qualcosa…che spreco!”

Sicuramente è un libro molto interessante e ben scritto dal punto di vista psicologico, in cui il lettore è messo costantemente faccia a faccia con le emozioni, le preoccupazioni, le incertezze e i tumulti che smuovono l’anima di Elio; tuttavia non è una lettura leggera che consiglierei a chiunque.

I miei scritti

“L’attesa”

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Ecco qui, per la prima volta, anzi che recensire il lavoro di qualcun altro, pubblico qualcosa scritto da me.
È un breve racconto a cui sono molto legata, scritto di getto in un pomeriggio di qualche mese fa.
Non esitate a farmi sapere cosa ne pensate e a lasciarmi i vostri commenti!


L’attesa

Era una calda giornata settembrina e uno splendido sole scaldava l’aria e illuminava la città.
Apparentemente non c’era niente di diverso dalle giornate che l’avevano preceduta in quella settimana: l’estate pareva non voler allentare la sua presa nonostante le giornate avessero già ricominciato ad accorciarsi.
Non che quell’estate fosse stata particolarmente esaltante per Alessandro, e tantomeno lo era stato quel giorno in particolare, passato a lavorare chiuso in un centro commerciale fino a pochi minuti prima, ma l’aria fresca che entrava dal finestrino mentre viaggiava lungo l’autostrada lo aveva messo di un umore, se non buono, quantomeno accettabile
“Un passo alla volta, un giorno alla volta.” si ripeteva come un mantra.
Aveva iniziato a farlo sempre meno spesso, il che non poteva che renderlo sempre un po’ più sollevato della volta precedente.
Il suo umore migliorò ancora quando si rese conto, non con poca sorpresa, che il traffico stava scorrendo velocemente nonostante fosse quasi l’ora di punta.
Si stava avvicinando al centro della città e accanto alla strada scorreva lento il fiume, e sulle sue sponde, lastricate di sampietrini e costeggiate da muretti in pietra, passeggiavano frotte di turisti, armati dell’ultimo modello di macchina fotografica o di smartphone, pronti ad immortalare le bellezze di quella che lui era fiero di poter chiamare “la sua città”.
Una volta parcheggiata la macchina iniziò a percorrere le viuzze meno battute dalle guide turistiche e solamente quando si ritrovò in una delle piazze principali, si rese conto che aveva camminato più velocemente del solito.
Il negozio dove lavorava aveva aperto una nuova sede in quella piazza e buona parte dei suoi colleghi erano stati trasferiti.
Quello era il giorno dell’inaugurazione e Alessandro ne aveva approfittato per andarli a salutare e curiosare nella nuova sede, tuttavia una volta arrivato davanti all’ingresso non riuscì a trovare il coraggio di entrare.
Era certo che, tra le tante persone, dentro avrebbe trovato anche Matteo e inevitabilmente i suoi pensieri tornarono ai mesi precedenti, a tutte le liti, alle insicurezze e al dolore provato quando Jessica se n’era andata.
In cuor suo sapeva benissimo che non avrebbe potuto farci nulla, così come non poteva farne una colpa a Jessica per essersi presa una cotta per Matteo o a lui per contraccambiare quel sentimento, ma restava comunque l’amaro in bocca, la delusione e la rabbia per le situazioni che si erano create.
Se n’era andata da casa, dalla loro casa, lasciando un post-it, niente di più.
Non aveva avuto nemmeno la fortuna di quelle coppie che una volta lasciatesi non si vedono più e perdono i contatti l’uno dell’altra, perché, non solo Jessica era una sua collega, ma anche Matteo lo era, e lui era stato costretto a vederli insieme ogni giorno, finché Matteo non era stato trasferito nella nuova sede.
Un bambino gridò poco lontano da lui e lo distolse dai suoi pensieri.
All’entrata vide Lorenzo, il suo vecchio manager che, gesticolando come suo solito, lo invitò ad entrare.
“Allora Ale, hai visto che figo il nuovo store?”
Si faceva largo tra la gente che affollava il negozio mentre, orgoglioso come un papà che parla di suo figlio, gli mostrava tutto quello che avevano aggiunto e cambiato rispetto a quello precedente.
“Alessandro!” lo chiamò a gran voce Tommaso andando verso di lui per abbracciarlo e battergli un paio di pacche sulle spalle “Che ci fai da queste parti?”
“Sono venuto a vedere come ve la cavate senza di me!” scherzò lui mentre si staccava dall’abbraccio dell’amico.
Lorenzo lo portò in giro per il negozio, gli fece fare anche un giro del magazzino e infine lo condusse nella loro sala relax, il cui tavolo era pieno di vassoi su cui erano disseminate le briciole di quelli che, qualche ora prima, dovevano essere stati ottimi dolcetti.
“Da qui si che c’è una bella vista! Altro che nell’altro negozio!” sentenziò Tommaso tutto fiero.
“Effettivamente…” iniziò Alessandro
Stava per aggiungere qualcos’altro ma la sua attenzione fu catturata da una nuova collega dell’amico che stava entrando nella saletta.
Una ragazza bassina, con un grosso paio di occhiali dalla montatura vintage e i capelli castani a caschetto che si muovevano ad ogni suo passo: doveva essere una delle nuove assunte perché non l’aveva mai vista prima.
“Elena lui è un nostro collega!” disse Tommaso andando verso di lei.
“Hi, i’m Elena, nice to meet you!” esclamò lei prima di stringergli la mano.
Per un attimo Alessandro rimase interdetto e non riuscì a capire come mai si fosse rivolta a lui in inglese. Avrebbe voluto chiederglielo ma fu chiamato da altri ex colleghi che lo salutarono felici di vederlo e perse di vista la ragazza con gli occhiali.
Non l’avrebbe più vista per un intero anno.

***

Una, due, tre settimane.
Erano passate tre settimane e Alessandro stava ancora pensando alla “ragazza inglese”.
Ricordava perfettamente i suoi occhi verdi, messi ingiustamente in secondo piano dagli occhiali, e il tono allegro e squillante della sua voce quando si era presentata.
Aveva scoperto, grazie a Tommaso, che Elena non era affatto inglese, ma nei giorni precedenti all’apertura avevano collaborato con diversi colleghi delle altre sedi provenienti da tutto il mondo e probabilmente lei aveva pensato che lui fosse uno di loro.
“Che dici Lilly, la cerco su Facebook?” chiese rivolto alla sua Golden Retriever, che in risposta si limitò a fissarlo e a posare il muso sulla sua gamba.
Lo volle prendere come un “sì”. Prese il Mac appoggiato accanto a lui sul divano e lo aprì pronto a dare il via alla ricerca, che fortunatamente si dimostrò meno difficile del previsto.
Bastò cercare tra gli amici di Tommaso e il suo nome comparve in poco tempo.
Aprì il suo profilo ed eccola lì: Elena che sorrideva in una foto in bianco e nero, Elena al mare, Elena abbracciata ad una sua amica, Elena che faceva facce buffe…rimase un minuto buono a guardare le sue foto, colpito da quegli occhi verdi.
Non riuscì a non chiedersi come sarebbe stato uscire con lei, chiacchierarci e conoscerla.
Ma lui si sentiva pronto per conoscere qualcuna? Non seppe rispondersi.
Certo, era uscito per un po’ con una ragazza ma entrambi sapevano che non era nulla di serio e che non sarebbe durata a lungo.
Forse era proprio quello il motivo che lo aveva convinto a buttarsi, sapere che non ci sarebbe stata nessuna possibilità di legarsi e di soffrire di nuovo.
Eppure, mentre guardava le sue foto, si rese conto che c’era qualcosa in quella ragazza bassina e con gli occhiali che lo spingeva a desiderare di provare a passare del tempo con lei, anche se non riusciva a spiegarsi il perché.
Cliccò sulla sezione “informazioni” del suo profilo e capì che non aveva senso farsi così tanti pensieri su di lei: era fidanzata.
“Tipico” borbottò
Chiuse il Mac e se ne andò a dormire.

***

Era una fredda sera di Gennaio, resa ancora più ostile dal vento che soffiava imperterrito su tutta la città.
Nonostante fossero quasi le sette di sera il centro era comunque gremito di persone, probabilmente indaffarate nel frenetico cambio dei regali di Natale che non erano stati di loro gradimento, e il negozio in cui si trovava Alessandro non era da meno.
Era andato a trovare i suoi vecchi colleghi, cosa che, dall’apertura della nuova sede, faceva abbastanza spesso: la scusa ufficiale che ripeteva agli altri e a sé stesso era che gli faceva piacere vedere i suoi amici.
Tuttavia appena varcò l’entrata del negozio la prima cosa che fece non fu cercare i suoi vecchi colleghi ma guardarsi velocemente intorno alla ricerca di Elena, ma non riuscì a trovarla, così come era successo tutte le altre volte.
Accanto ad uno dei tavoli dove erano esposti i prodotti vide Mattia, un amico che, appena congedò il cliente con il quale stava parlando, andò verso di lui per salutarlo.
“Vedo che hai portato anche Lilly!” esclamò piegandosi per accarezzarla
“Passavamo di qui per una passeggiata ed ho pensato di passare a farvi un saluto!” rispose allegramente, continuando a lanciare occhiate fugaci al negozio nella speranza, ormai vana, di vederla.
Aveva cominciato a pensare che Elena non lavorasse più lì dal momento che, eccetto il giorno dell’apertura in cui le aveva parlato per una manciata di secondi, non l’aveva più vista.
Avrebbe voluto chiedere ai suoi amici, ma sapeva che questo avrebbe portato ad una serie di domande a cui non era pronto a rispondere.
“Come sta andando da voi? Qui si comincia ad avere ora un po’ di respiro dopo la frenesia del Natale…” raccontò Mattia indicando con un cenno del capo i gruppetti di persone che riempivano il negozio.
Alcuni stavano acquistando, altri stavano curiosando tra i vari tavoli e altri ancora gironzolavano senza una meta precisa, cercando chiaramente un riparo dal freddo di quella serata.
“Anche da noi c’è sempre un sacco di gente, ma non è poi così male. Almeno le giornate passano i fretta!”
Impegnato a chiacchierare, quasi non si rese conto che qualcuno si era avvicinato per accarezzare Lilly, fin quando quest’ultima non iniziò ad agitarsi strattonando il guinzaglio.
Abbassò lo sguardo per controllare la sua amata Golden e per un attimo non riuscì a crederci…era lei! La ragazza che stava accarezzando Lilly era Elena!
Di solito detestava chi cominciava a toccare la sua cagnolina senza nemmeno avergli chiesto il permesso, lo trovava una mancanza di rispetto e una sorta di invasione della sua privacy, ma a lei non disse nulla, anzi, gli fece piacere scoprire in quel modo che anche a lei piacevano i cani.
Si rese conto che la stava fissando ma non riusciva ancora a capacitarsi di vederla di nuovo dopo più di un anno, e allo stesso tempo si rese conto che il suo cervello non riusciva a formulare una frase decente da dirle, qualcosa che lo aiutasse ad attaccare bottone con lei.
Ci pensò Lilly a rompere il ghiaccio, mettendosi su due zampe per farle le feste e rischiando di travolgerla.
“Caspita, è alta quasi quanto me!” esclamò Elena ridendo
“Anche quasi quanto me!” rispose ricambiando il sorriso
Guardò Mattia, che nel frattempo era andato avanti in un discorso che lui non aveva minimamente seguito, e sperò che gliela presentasse, che dicesse qualcosa per trattenerla qualche secondo in più, ma non lo fece.
Veloce come era arrivata Elena si allontanò e pochi secondi dopo venne fermata da un cliente che iniziò a farle domande, e lui si ritrovò a maledire la sua timidezza.

***

Alessandro dopo tanto tempo aveva capito una cosa: le cose belle arrivano a chi sa aspettare. Davvero.
Aveva dovuto aspettare un anno per rivedere Elena dopo il primo incontro.
Aveva dovuto aspettare un mese buono dopo averla vista la seconda volta per scoprire da Tommaso che, nel frattempo, si era lasciata dal suo fidanzato storico e aveva dovuto aspettare anche la risposta dell’amico al messaggio in cui gli chiedeva una mano per conoscerla.
Le aveva chiesto l’amicizia su Facebook e aveva sperato che lei la accettasse e quando lei lo aveva fatto le aveva scritto un messaggio e, ancora una volta, aveva aspettato trepidante una sua risposta.
Avevano iniziato a parlare e si erano scambiati messaggi fino a notte fonda e, in un impeto di coraggio che mai avrebbe pensato di avere, Alessandro le propose di passare a trovarla il giorno seguente a lavoro, così da conoscersi davvero.
Quello fu il loro primo incontro concordato.
Fu un incontro fugace perché lei stava finendo il turno e poi doveva scappare per un impegno e lui, ancora una volta, non trovò il coraggio di trattenerla, dandosi dello sciocco quando lei era corsa fuori dalla porta del negozio, veloce come sempre.
Quando la sera stessa lei gli aveva scritto per scusarsi di essere scappata velocemente, Alessandro non aveva potuto fare a meno di pensare che voleva davvero conoscerla.
Ripresero a scambiarsi messaggi, sempre più frequenti e sempre più personali, e più le parlava, seppur digitalmente, e più aveva la sensazione di starsi prendendo una bella cotta per lei.
Ma di nuovo c’era stata un’attesa da scontare: la vacanza di Elena a Berlino con una sua amica: quattro giorni in cui si erano scritti ogni volta che lei aveva possibilità di connettersi, e di nuovo chiacchiere su chiacchiere.
Il 18 Febbraio l’aveva aspettata davanti al Duomo della città, dove si erano dati il loro primo appuntamento, e di nuovo aveva aspettato la fine della serata, quando l’aveva accompagnata a casa, per baciarla, nonostante avesse avuto voglia di farlo da quando lei era arrivata.
Quel bacio, che bacio! Atteso, desiderato, dolce e carico di passione.
Aveva scoperto che Elena era uscita da una relazione finita male e non aveva potuto certo biasimarla quando gli aveva detto di volerci andare piano. Sapeva benissimo cosa volesse dire doversi leccare le ferite e riprendere a camminare sulle proprie gambe dopo una brutta separazione.
Così aveva aspettato di nuovo, questa volta che le paure di lei di legarsi a qualcuno si dissipassero, ma non se ne pentì mai, nemmeno per un secondo, perché quando successe fu l’inizio di qualcosa di meraviglioso.

In quel momento, davanti all’altare, capì che sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe dovuto aspettarla.
Quando la vide arrivare, con un bellissimo abito bianco, capì che l’avrebbe aspettata volentieri per sempre.

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Luna di miele a Parigi + La ragazza che hai lasciato

IMG_2536.jpgTitolo: “Luna di miele a Parigi” + “La ragazza che hai lasciato”
Autore: Jojo Moyes
Editore: Mondadori

In “Luna di miele a Parigi” vengono raccontate le storie di due coppie appena sposate.

Nel 1912 troviamo Sophie ed Édouard: lei una commessa proveniente dalla provincia di Parigi, lui un pittore affermato e molto noto della capitale francese.
Il loro amore acerbo ed intenso viene messo alla prova dall’insicurezza suscitata in lei dalle modelle di cui il pittore si serviva per i suoi quadri.
Inoltre la comparsa di una vecchia amica di Édouard porterà Sophie a vagare per la città domandandosi se abbia sbagliato a sposarsi così velocemente con una persona tanto diversa da lei.
Nel 2002 invece troviamo Liv e David: lei molto giovane e impulsiva, lui affascinante e stacanovista.
È proprio questo attaccamento al lavoro e la voglia di affermarsi che lo portano a trascurare il vero motivo del viaggio a Parigi con la sua giovane sposa, e così anche Liv, come fece Sophie quasi un secolo prima di lei, si ritrova a percorrere da sola le strade della capitale, chiedendosi se la sua impulsività non le abbia fatto prendere una decisione sbagliata sposando David.
È proprio durante una di queste passeggiate solitarie che Liv “incontra” per la prima volta Sophie attraverso un quadro che Édouard aveva dipinto.

“Penso spesso che la possibilità di guadagnarsi da vivere facendo ciò che si ama sia uno dei doni più grandi della vita.”

Questo breve libro fa da prequel a “La ragazza che hai lasciato”, ma funziona benissimo anche come racconto a sé stante.
É una breve storia romantica, perfetta per sognare il lieto fine sullo sfondo di una Parigi vista attraverso gli occhi di due giovani donne innamorate.

Le vicende de “La ragazza che hai lasciato” sono ambientate cinque anni dopo rispetto a “Luna di miele a Parigi” e i giorni felici della luna di miele non potrebbero sembrare più lontani per entrambe le protagoniste.

“Penso che la bellezza stia negli occhi di chi guarda. Quando mio marito mi dice che sono bella, gli credo, perché so che ai suoi occhi la sono.”

Sophie si trova a far fronte agli orrori della prima guerra mondiale, che oltre a strapparla da Parigi, ha allontanato da lei Édouard, richiamato al fronte per servire la patria.
Costretta a tornare nel suo paese natale, St. Péronne, la giovane donna lavora al bar dell’hotel di proprietà della sua famiglia, il Coq Rouge.
È proprio questo il luogo scelto dal nuovo Kommandant delle truppe tedesche che presidiano la città per le cene dei soldati, che dovranno essere cucinate da Sophie e la sorella Hélène.
Durante le cene il Kommandant si rivela essere un uomo molto colto e amante dell’arte, e sembra apprezzare in particolar modo un quadro appeso nel bar che ritrae proprio Sophie.

Liv, dopo due anni dalla morte del marito, si ritrova ad uscire per la prima volta per una cena tra amici, dove, per scappare da un commensale troppo lascivo, si rifugia in bagno e viene aiutata ad uscire da quella situazione scomoda da Mo, una cameriera molto singolare.
Decisa a non demordere nei suoi tentativi di riappropriarsi della propria vita, la giovane vedova si spinge in un locale nel quale però le viene rubata la borsa. 
Ubriaca e disperata, viene aiutata da Ben, un divorziato affascinante e gentile, il quale lavora per un’agenzia che aiuta i parenti delle vittime delle guerre mondiali a riappropriarsi dei beni che sono stati rubati loro in quegli anni.
Senza saperlo Liv lo porta più vicino di quanto mai potesse sperare alla soluzione di un caso, ma questo porterà inevitabilmente allo sconvolgimento delle loro vite e la avvicinerà in un modo molto singolare a Sophie, con la quale stabilirà un legame emotivo difficile da spezzare.

“Credi di sapere che cosa ti riserva il futuro -una brutta serata davanti alla televisione, un drink al bar, il tentativo di nasconderti dalla tua storia- e all’improvviso fai una deviazione di cui non conoscevi neppure l’esistenza.”

La trama è molto lineare e, nonostante i salti temporali, non si rischia di perdere il filo del racconto, che procede sempre con un ritmo costante e tutto sommato veloce.
Lo stile è quello che contraddistingue l’autrice: una scrittura semplice ma non banale, in grado di mettere in primo pianto i sentimenti e le emozioni che muovono i protagonisti.
Unica pecca: verso la seconda metà il racconto si sofferma sull’aspetto giuridico della situazione, rendendo questa parte un po’ più lenta e togliendo forse troppo spazio al finale vero e proprio.

I personaggi di Liv e Sophie mi sono piaciuti davvero molto.
Sono entrambe due donne con una forza d’animo invidiabile che, nonostante gli ostacoli e le tragedie a cui si trovano a far fonte, non si danno per vinte e continuano ad andare avanti per le loro strade senza arrendersi e senza paura, dando continuamente prova di grande tenacia.
Riescono a mantenere viva la speranza che le muove nell’inseguire il loro obiettivo, spinte dalla motivazione che, solamente chi sa di non aver più nulla da perdere, riesce a trovare.
Così come altre protagoniste dei romanzi della Moyes, sono donne motivate ed indipendenti, che non vivono in funzione dei loro compagni, pronte a mettersi in gioco e lottare.

“La ragazza che hai lasciato” è libro leggero e piacevole, che ci fa scivolare tra passato e presente una pagina dopo l’altra, le cui protagoniste sono in grado di entrare nel cuore e farci sentire la loro mancanza appena lo terminiamo.

Potete acquisarlo qui: Luna di miele a Parigi-La ragazza che hai lasciato