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“Stronze si nasce”, F. Kingsley

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Titolo: Stronze si nasce
Autore: Felicia Kingsley
Editore: Newton Compton

“Chi non ha mai avuto a che fare con una di quelle persone che vincono sempre, che ottengono tutto ciò che desiderano senza sforzi, che sembrano essere adorate da chiunque e che hanno fatto del demolire subdolamente il prossimo la loro arte? Insomma, chi non ha mai avuto a che fare con una stronza di prima categoria?”

Allegra Hill, eterna seconda, ha a che fare con un soggetto del genere dall’epoca del liceo; una certa Sparkle Jones, che con il suo fascino e il suo carisma magnetico sembra riuscire a far girare il mondo come più le fa comodo, rendendo tutti succubi della sua “Sparkliness”, un misto tra timore reverenziale e invidia, che porta chiunque si trovi nelle sue vicinanze a fare di tutto per compiacerla così da guadagnarsi un ambito posto nella sua cerchia.
Le due ragazze non potrebbero essere più diverse: Allegra è quella dei pochi amici ma buoni, ha un gran cuore, fa volontariato e adora i biscotti spezzati perché “sono buoni quanto gli altri sebbene siano rotti”, Sparkle invece evita accuratamente i biscotti come qualsiasi altro tipo di carboidrato e non si fa scrupoli ad usare le persone, raggirandole per ottenere ciò che vuole.
Gli anni del liceo non sarebbero potuti sembrare più lunghi ad Allegra che finisce sempre nell’ombra di Sparkle ed è costretta a guardarla ottenere tutto ciò che lei vorrebbe, compreso Thomas Underwood, il ragazzo più bello della scuola.
Con il diploma Allegra si libera della sua stronza, va al college e una volta laureata riesce ad ottenere un lavoro per un’importante agenzia che si occupa di compravendite di immobili.

E’ proprio qui che il romanzo entra nel vivo, quando la nostra protagonista riprende in mano la sua vita, partendo da quello che lei chiama “il giorno zero”. Il giorno in cui inizia la sua vita da donna in carriera, il giorno in cui la gavetta fatta fino a quel momento ha finalmente un senso, il giorno in cui Allegra Hill può dimostrare a tutti di cosa è capace…fermi tutti! Non è forse Sparkle Jones quella che avanza lungo il corridoio tra i commenti adulatori dei colleghi?
La Sparkle adulta però pare non avere idea di aver fatto a pezzi la vita di Allegra al liceo sembra provare una genuina simpatia per lei tanto da definirla, nel giro di poche uscite, la sua migliore amica.
Ma cosa succede se nell’equazione entrano un bel fusto americano miliardario, il suo migliore amico e una succulenta promozione?
E’ il momento per Allegra di passare da allieva a maestra delle stronze.

La narrazione di Felicia Kingsley è frizzante e divertente, e riesce a tenere il lettore incollato alla lettura, accrescendo la sua curiosità pagina dopo pagina.

E’ una lettura leggera e piacevole, che scorre velocemente grazie alla mancanza di momenti di stallo e alla trama incalzante, favorita sicuramente dalla mancanza di descrizioni prolisse che avrebbero altrimenti appesantito la storia.

L’impressione è quella di stare ascoltando il racconto di un’amica che non si vedeva da molto tempo, con la quale ci stiamo aggiornando su tutto quello che non ci siamo raccontate nel frattempo.

I personaggi hanno caratteri ben delineati che si imparano a conoscere nel corso della narrazione, come se stessimo facendo la conoscenza di un nuovo gruppo di persone: ne ameremo alcuni e ne vorremmo prendere a schiaffi altri.

La stessa Allegra a volte compie scelte opinabili, che fanno storcere il naso ma imparerà a sue spese che per quanto lo si desideri non si può andare contro la propria natura, tantomeno per far dispetto a qualcun altro.

“Non stare a preoccuparti troppo di Dots. Non puoi vivere per soddisfare le aspettative degli altri.”

Un romanzo rosa che si discosta dalla classica storia d’amore perché, anche se l’intreccio romantico non manca, i riflettori sono puntati sul rapporto di amicizia, o presunto tale, tra Allegra e Sparkle, in uno scambio di favori e subdole stoccate alle spalle, in un mix che ricorda Sophie Kinsella e “Mean Girls”.

Una lettura sicuramente consigliata, dalla quale non riuscirete a staccarvi ma che inevitabilmente vi mancherà quando l’avrete terminata.

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“Perfetta ma non per lui”, G. Laddaga

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Titolo: Perfetta ma non per lui
Autore: Gina Laddaga
Editore: Self published

“Se è quello che vuoi non farò nulla, ma per favore non piangere più- Un pezzo del mio mondo crolla senza il tuo sorriso.”

Questo romanzo parla di Electra, una ventenne fiorentina e studentessa di lettere, che decide di trasferirsi a Milano per poter frequentare lì l’ultimo anno della sua facoltà e iniziare a gettare le basi per un futuro nella musica, il suo grande sogno.
A Milano l’aspetta Luca, il suo migliore amico da sempre nonché batterista della band alla quale lei andrà ad unirsi, composta anche da altri due ragazzi: Alex e Marco.
Sarà proprio quest’ultimo, con il suo carattere ed il suo temperamento volubile, a destabilizzare la vita tranquilla della protagonista; mentre in gruppo si comporta in modo molto freddo e scontroso, quando i due rimangono soli mostra un lato di lui totalmente diverso, dolce e premuroso.
Il motivo di questo comportamento è legato al passato del ragazzo e starà ad Electra scoprirlo mentre si destreggia tra studio, lavoro, prove con la band e la convivenza con il suo migliore amico.

Come in buona parte dei romanzi rosa che trattano di questo tipo di argomenti, riusciamo ad immaginare quello che succederà già dai primi capitoli, tuttavia l’autrice riesce comunque a tenere alta l’attenzione del lettore inerendo dei colpi di scena in alcuni punti della narrazione che suscitano curiosità ed evitano che il ritmo della storia vada ad appiattirsi.

Lo stile di Gina è ancora un po’ acerbo, con frasi molto brevi e qualche ripetizione di troppo ma comunque godibile e senza grossi errori né refusi, cosa che ho molto apprezzato trattandosi di un self published*.
L’autrice riesce a trasmetterci quelli che sono i dubbi, le paure e l’impulsività legate ai primi amori e al periodo che succede il liceo, quando le aspettative e le paure per il futuro ci sembrano troppo grandi per essere affrontate senza qualcuno accanto.

Mi sento di consigliare questo libro soprattutto ad un pubblico giovane, che sicuramente troverà più affinità con le emozioni impetuose e mutevoli dei protagonisti.

*Trattasi di tutti quegli autori che non si avvalgono di una casa editrice per pubblicare il proprio romanzo ma decidono di farlo da soli occupandosi autonomamente della revisione e diffusione dell’opera.

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“Storie della buonanotte per bambine ribelli”, F. Cavallo & E. Favilli

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Titolo: Storie della buonanotte per bambine ribelli
Autore: Francesca Cavallo & Elena Favilli
Editore: Mondadori

“Sii sempre te stessa e non permettere mai a quello che dicono gli altri di distrarti dai tuoi obiettivi.” (Michelle Obama)

Chi dice che tutte le bambine vogliano diventare principesse? 
E sarà vero che tutte le principesse aspettano che il principe azzurro le vada a salvare?
Tra le pagine di questo libro conosceremo donne indipendenti, che hanno fatto della determinazione il loro punto forte per arrivare a portare a termine piccole e grandi imprese.
Ecco allora che “c’erano una volta” un’astronauta, un’attivista politica, una scienziata, e molte altre ancora.

Francesca Cavallo e Elena Favilli ci fanno viaggiare avanti e indietro nella storia, alla scoperta delle vite di donne che hanno superato avversità di tutti i tipi e lavorato con tenacia per arrivare a raggiungere gli obiettivi che si erano preposte, anche quando le persone intorno a loro dicevano che sarebbe stato impossibile o, peggio, inappropriato per una femmina.
Il sacrificio, la dedizione e l’impegno sono caratteristiche che accomunano tutte le donne, ragazze o bambine di cui leggiamo, che grazie alla loro forza d’animo riescono ad andare oltre i propri limiti fisici e i dogmi imposti dalla società, rendendo possibile l’impossibile.

Le stesse autrici sono la prova che se si lavora con impegno e ci si crede abbastanza i sogni si avverano; questo bellissimo progetto infatti ha iniziato a vedere la luce su Kickstarter, un famoso sito di crowdfounding, ed è diventato un vero e proprio caso editoriale, il cui primo volume è stato il libro più venduto del 2017.

“Attribuisco il mio successo a questo: non ho mai accettato né accampato scuse.” (Florence Nightingale)

Essendo un libro pensato per i lettori più giovani, il linguaggio è molto semplice e facilmente comprensibile e ogni mini biografia è strutturata proprio come se fosse una favola tradizionale, accompagnata da magnifiche illustrazioni che ritraggono le protagoniste in maniera unica e coloratissima.

Le biografie non sono approfondite, proprio perché non è questo lo scopo del libro, ma sicuramente vi incuriosiranno e incoraggeranno a scoprire di più di queste donne straordinarie di cui si parla.

A discapito del titolo, “Storie della buonanotte per bambine ribelli” è una lettura adatta a bambine e bambini, uomini e donne di tutte le età, e chiunque voi siate, sfogliando queste pagine, avrete voglia di sognare un po’ più in grande.

“Anche difronte alle grandi sfide, non abbandonare mai i tuoi sogni. Più insisterai, più ti avvicinerai a ottenere quello che desideri. Quando le cose diventano difficili, tu diventa ancora più forte.” (Amna Al Haddad)

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“Il quadro mai dipinto”, M. Bisotti

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Titolo: Il quadro mai dipinto
Autore: Massimo Bisotti
Editore: Mondadori

 

“Di ciò che è estremamente necessario ti accorgi proprio quando hai già tutto il superfluo.”

Patrick è un insegnante di pittura dell’Accademia delle Belle Arti di Roma, determinato, quasi ossessionato, dal voler dipingere il quadro perfetto.
Deciso a trasferirsi a Venezia, la mattina della partenza vuole controllare un’ultima volta un dipinto che ha riposto per diverso tempo in soffitta e che rappresenta la donna che ha amato a lungo, ma quando si trova dinanzi al quadro fa una scoperta sconvolgente: la tela è vuota.
Della ragazza ritratta non è rimasta nemmeno una pennellata, è scomparsa nel nulla.
Ancora turbato dagli eventi, il giovane professore si dirige in aeroporto, ma la sorte pare essergli particolarmente avversa perché una volta salito in aereo batte la testa così forte da perdere la memoria e giunto a Venezia non ha idea di cosa deve fare o perché si sia trasferito lì.
Fortunatamente in tasca trova un biglietto con il nome dell’alloggio presso il quale soggiornare e, mentre aspetta un taxi, la visione di una donna vestita di rosso gli darà un nuovo obiettivo da perseguire.

Se a questo punto, come me, vi state chiedendo come mai nessuno abbia pensato di portare in ospedale una persona che ha subìto un trauma cranico con conseguente amnesia, sappiate che vi farete ancora molte domande nel corso della lettura perché ci sono diverse situazioni che vi faranno storcere il naso e domandare che cosa stiano combinando i personaggi.
Ho voluto dare il beneficio del dubbio all’autore sorvolando su questa mancanza, pensando che fosse dovuta alla volontà di non appesantire la trama, ma qui purtroppo devo subito toccare un grosso tasto dolente: l’intreccio.
Trattandosi di un romanzo concorderemo tutti sul fatto che le vicende di cui i personaggi fanno parte dovrebbero essere la parte centrale e, se non per forza interessanti agli occhi di tutti, quantomeno delineate chiaramente; molte volte invece quello che accade sembra non avere un minimo senso logico.

Il racconto procede a singhiozzo tra una divagazione sul senso della vita e una retorica spicciola sull’amore, rendendo molto difficile seguire la trama che, se isolata dal resto, si riduce a non più di una trentina di pagine. 
Se da queste togliamo anche alcuni capitoli “filler” sulle vicissitudini di personaggi secondari, di cui tra l’altro non sappiamo nulla o non abbiamo mai sentito nominare fino a quel particolare momento, della storia vera e propria rimane davvero poco.

La retorica sull’amore è infilata a forza ovunque, non solo in tutti i dialoghi e pensieri del protagonista e degli altri personaggi che gli ruotano attorno (persino in quelli di un bambino delle elementari), ma arriva anche sotto forma di bigliettini, lettere, targhe, e chi più ne ha più ne metta.

“Innamoratevi, non di chi vorrete raggiungere a ogni costo, ma di chi una volta raggiunto non vi farà più desiderare uscite di sicurezza.”

I personaggi non sono caratterizzati, anzi, appaiono molto piatti, senza una personalità e un trascorso propri, resi praticamente indistinguibili tra loro a causa del registro stilistico uguale per tutti, che spesso rende complicato capire chi stia parlando.
In tutto il libro non è possibile trovare una conversazione normale, tutti sembrano sempre impegnati a recitare a memoria un saggio sull’importanza di seguire il proprio cuore e fare le scelte giuste in amore.

Probabilmente questo libro avrebbe avuto una riuscita migliore se l’autore non avesse tentato di costruire una trama attorno a quello che risulta essere un breve saggio sull’amore, chiaramente per adolescenti alle prese con le loro prime esperienze.

La trama, nonostante il potenziale che avrebbe potuto avere, è molto fiacca e zoppicante, le cose davvero importanti vengono tirate via e mai spiegate, lasciando il lettore con un senso di incompiutezza nei confronti dell’opera.
Mai mi sarei aspettata che il tutto si riducesse ad una mera raccolta di frasi “instagrammabili” sull’amore, buona parte delle quali abbastanza banali, che rendono il libro estremamente lento e pesante da leggere, nonostante si tratti di appena 221 pagine di racconto.

 

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“Tredici giorni con John C. e altri racconti”, J. Moyes

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Titolo: Tredici giorni con John C. e altri racconti
Autore: Jojo Moyes
Editore: Mondadori

Ho acquistato questo libro della Moyes una sera in cui mi sono trovata a dover aspettare una persona per una quarantina di minuti e non avevo con me un libro come accade di solito, così, trovandomi in libreria, ho cercato qualcosa di veloce che potessi iniziare e finire mentre ingannavo l’attesa.
“Tredici giorni con John C. e altri racconti” sembrava fare al caso mio: otto racconti che riempiono poco più di un centinaio di pagine, niente di troppo impegnativo.

Ho voluto fare questo piccolo preambolo perché bisogna prendere questo librino per quello che è, e cioè una raccolta di racconti brevi nati proprio con lo scopo di essere tali e nulla di più.
Se state cercando qualcosa in cui immergervi sicuramente non è quello che fa per voi, infatti, anche senza cimentarsi in un romanzo, ci sono raccolte che includono racconti molto più strutturati di quelli che troverete all’interno di questo volume (mi viene in mente “Quattro dopo mezzanotte” di Stephen King, per esempio).

I racconti sono intrisi di un gusto dolce-amaro, conditi con un leggero velo di ironia, ma non riescono a lasciare niente al lettore né durante né dopo la lettura.
Sono tutte storie di donne che si trovano a dover affrontare una vita tutt’altro che perfetta: c’è chi è colpita duramente dalla crisi economica, chi vive un matrimonio che non la soddisfa, chi è la fautrice di un tradimento e chi lo subisce.
Per quanto io abbia trovato interessante il voler parlare di donne più vere, donne di tutti i giorni, che affrontano determinate situazioni guidate dall’istinto e in maniera più “terra-terra”, un po’ mi sono mancate le protagoniste tipiche dei romanzi di Jojo Moyes, donne forti che non si fanno intimorire dalle difficoltà ma le affrontano a testa alta dimostrando sempre un carattere forte, grande tenacia e determinazione.

Purtroppo non posso dire molto altro senza rischiare di svelare la trama di ogni singolo racconto, quindi mi fermo qui.
In conclusione direi che “Tredici giorni con John C. e altri racconti” è una piacevole lettura quando si ha un po’ di tempo da ingannare senza volersi impegnare davvero in una lettura, un’alternativa alle parole crociate o allo scorrere la bacheca di Facebook in autobus, ma niente di più.

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“Chiamami col tuo nome”, A. Aciman

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Titolo: Chiamami col tuo nome
Autore: André Aciman
Editore: Guanda

“Chi legge lo fa per nascondersi. Per nascondere chi è realmente, E chi si nasconde non sempre si piace.”

“Chiamami col tuo nome” ci porta indietro negli anni, in una calda estate del 1987 sulle coste della Liguria, nel paesino di B.
Lì troviamo Elio, figlio diciassettenne di un professore universitario che ogni anno ospita nella sua residenza estiva uno studente proveniente dagli Stati Uniti per aiutarlo nella sua tesi di dottorato.
L’ospite designato di quell’estate è Oliver, un ventiquattrenne colto e affascinante, che conquista immediatamente sia i componenti della famiglia che il personale di servizio con i suoi modi da “movie star”, come suole chiamarlo la signora Perlman.
Elio è immediatamente affascinato dal giovane dottorando che però passa molto velocemente da atteggiamenti amichevoli e remissivi a modi bruschi e sguardi taglienti, rendendo difficile per il ragazzo farsi un’idea precisa sul suo carattere e su che idea si sia fatto di lui.
Le giornate trascorrono tranquillamente tra mattinate trascorse a bordo piscina dove Oliver lavora sul suo manoscritto mentre Elio trascrive i suoi amati spartiti, pomeriggi passati a giocare a tennis e nuotate nel mare sotto casa.
Una mattina Elio accompagna Oliver in bicicletta fino a B. e, mentre stanno parlando nella piazzetta del paese, gli lascia intendere quali siano i sentimenti che prova per lui.

“Era il mio momento. Potevo cogliere l’attimo, oppure farmelo sfuggire, ma in entrambi i casi sapevo che non me lo sarei mai perdonato.”

Il romanzo non ha capitoli ma si divide in quattro parti: Se non dopo, quando?, La collina di Monet, La sindrome di San Clemente e I luoghi dello spirito.
Benché tutto il romanzo non abbia un ritmo particolarmente veloce, ho trovato la prima parte piuttosto lenta, così come un pezzo de La sindrome di San Clemente, dove un poeta racconta di un viaggio in Thailandia che ha ispirato una sua composizione e ci si trova ad affrontare diverse pagine di un monologo tutto sommato abbastanza slegato da quella che è la trama vera e propria del racconto.

Ho trovato lo stile di Aciman un po’ pesante: la quasi totalità del libro non è altro che un lungo ricordo di Elio circa la sua estate con Oliver, carico di descrizioni ma povero di dialoghi, che fanno risultare la narrazione piuttosto lenta.
Il lessico è ricercato e tutto il racconto è disseminato di riferimenti a opere classiche, ma dal momento che tutti i personaggi hanno un background culturale molto forte, non ho trovato questa scelta fuori luogo, anzi, rende ancora più forte la caratterizzazione e il punto di vista dei personaggi.
Lo stesso Elio viene più volte descritto come un ragazzo estremamente colto ed intelligente, con interessi ed hobby molto diversi da quelli dei suoi coetanei.

“Ciò di cui non mi rendevo conto era che voler mettere alla prova il desiderio non è altro che un sotterfugio per ottenere ciò che vogliamo senza poterlo ammettere.”

C’è una componente erotica molto forte, presente in tutta la narrazione, descritta in maniera molto diretta e senza fronzoli, ma mai volgare o fuori luogo.
Anche questo contribuisce a rendere estremamente umano il personaggio di Elio, che come qualsiasi diciassettenne prova un forte desiderio sessuale verso Oliver, ma anche verso altre ragazze.

“Ma non potevo ingannare me stesso. Ero convinto che nessuno al mondo lo volesse fisicamente quanto me; e che nessuno fosse disposto a percorrere la distanza che avrei percorso io per lui.”

Ho trovato molto delicato il modo in cui il signor Perlman affronta l’argomento dell’omosessualità con il figlio. Non viene mai tirato in ballo direttamente, ma attraverso un discorso più vago il professore riesce a far percepire al figlio il suo supporto e come lui possa, anzi debba, sentirsi libero di essere sempre sé stesso.

“Rinunciamo a tanto di noi per guarire più in fretta del dovuto, che finiamo in bancarotta a trent’anni, e ogni volta che ricominciamo con una persona nuova abbiamo meno da offrire. Ma non provare niente per non rischiare di provare qualcosa…che spreco!”

Sicuramente è un libro molto interessante e ben scritto dal punto di vista psicologico, in cui il lettore è messo costantemente faccia a faccia con le emozioni, le preoccupazioni, le incertezze e i tumulti che smuovono l’anima di Elio; tuttavia non è una lettura leggera che consiglierei a chiunque.

I miei scritti

“L’attesa”

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Ecco qui, per la prima volta, anzi che recensire il lavoro di qualcun altro, pubblico qualcosa scritto da me.
È un breve racconto a cui sono molto legata, scritto di getto in un pomeriggio di qualche mese fa.
Non esitate a farmi sapere cosa ne pensate e a lasciarmi i vostri commenti!


L’attesa

Era una calda giornata settembrina e uno splendido sole scaldava l’aria e illuminava la città.
Apparentemente non c’era niente di diverso dalle giornate che l’avevano preceduta in quella settimana: l’estate pareva non voler allentare la sua presa nonostante le giornate avessero già ricominciato ad accorciarsi.
Non che quell’estate fosse stata particolarmente esaltante per Alessandro, e tantomeno lo era stato quel giorno in particolare, passato a lavorare chiuso in un centro commerciale fino a pochi minuti prima, ma l’aria fresca che entrava dal finestrino mentre viaggiava lungo l’autostrada lo aveva messo di un umore, se non buono, quantomeno accettabile
“Un passo alla volta, un giorno alla volta.” si ripeteva come un mantra.
Aveva iniziato a farlo sempre meno spesso, il che non poteva che renderlo sempre un po’ più sollevato della volta precedente.
Il suo umore migliorò ancora quando si rese conto, non con poca sorpresa, che il traffico stava scorrendo velocemente nonostante fosse quasi l’ora di punta.
Si stava avvicinando al centro della città e accanto alla strada scorreva lento il fiume, e sulle sue sponde, lastricate di sampietrini e costeggiate da muretti in pietra, passeggiavano frotte di turisti, armati dell’ultimo modello di macchina fotografica o di smartphone, pronti ad immortalare le bellezze di quella che lui era fiero di poter chiamare “la sua città”.
Una volta parcheggiata la macchina iniziò a percorrere le viuzze meno battute dalle guide turistiche e solamente quando si ritrovò in una delle piazze principali, si rese conto che aveva camminato più velocemente del solito.
Il negozio dove lavorava aveva aperto una nuova sede in quella piazza e buona parte dei suoi colleghi erano stati trasferiti.
Quello era il giorno dell’inaugurazione e Alessandro ne aveva approfittato per andarli a salutare e curiosare nella nuova sede, tuttavia una volta arrivato davanti all’ingresso non riuscì a trovare il coraggio di entrare.
Era certo che, tra le tante persone, dentro avrebbe trovato anche Matteo e inevitabilmente i suoi pensieri tornarono ai mesi precedenti, a tutte le liti, alle insicurezze e al dolore provato quando Jessica se n’era andata.
In cuor suo sapeva benissimo che non avrebbe potuto farci nulla, così come non poteva farne una colpa a Jessica per essersi presa una cotta per Matteo o a lui per contraccambiare quel sentimento, ma restava comunque l’amaro in bocca, la delusione e la rabbia per le situazioni che si erano create.
Se n’era andata da casa, dalla loro casa, lasciando un post-it, niente di più.
Non aveva avuto nemmeno la fortuna di quelle coppie che una volta lasciatesi non si vedono più e perdono i contatti l’uno dell’altra, perché, non solo Jessica era una sua collega, ma anche Matteo lo era, e lui era stato costretto a vederli insieme ogni giorno, finché Matteo non era stato trasferito nella nuova sede.
Un bambino gridò poco lontano da lui e lo distolse dai suoi pensieri.
All’entrata vide Lorenzo, il suo vecchio manager che, gesticolando come suo solito, lo invitò ad entrare.
“Allora Ale, hai visto che figo il nuovo store?”
Si faceva largo tra la gente che affollava il negozio mentre, orgoglioso come un papà che parla di suo figlio, gli mostrava tutto quello che avevano aggiunto e cambiato rispetto a quello precedente.
“Alessandro!” lo chiamò a gran voce Tommaso andando verso di lui per abbracciarlo e battergli un paio di pacche sulle spalle “Che ci fai da queste parti?”
“Sono venuto a vedere come ve la cavate senza di me!” scherzò lui mentre si staccava dall’abbraccio dell’amico.
Lorenzo lo portò in giro per il negozio, gli fece fare anche un giro del magazzino e infine lo condusse nella loro sala relax, il cui tavolo era pieno di vassoi su cui erano disseminate le briciole di quelli che, qualche ora prima, dovevano essere stati ottimi dolcetti.
“Da qui si che c’è una bella vista! Altro che nell’altro negozio!” sentenziò Tommaso tutto fiero.
“Effettivamente…” iniziò Alessandro
Stava per aggiungere qualcos’altro ma la sua attenzione fu catturata da una nuova collega dell’amico che stava entrando nella saletta.
Una ragazza bassina, con un grosso paio di occhiali dalla montatura vintage e i capelli castani a caschetto che si muovevano ad ogni suo passo: doveva essere una delle nuove assunte perché non l’aveva mai vista prima.
“Elena lui è un nostro collega!” disse Tommaso andando verso di lei.
“Hi, i’m Elena, nice to meet you!” esclamò lei prima di stringergli la mano.
Per un attimo Alessandro rimase interdetto e non riuscì a capire come mai si fosse rivolta a lui in inglese. Avrebbe voluto chiederglielo ma fu chiamato da altri ex colleghi che lo salutarono felici di vederlo e perse di vista la ragazza con gli occhiali.
Non l’avrebbe più vista per un intero anno.

***

Una, due, tre settimane.
Erano passate tre settimane e Alessandro stava ancora pensando alla “ragazza inglese”.
Ricordava perfettamente i suoi occhi verdi, messi ingiustamente in secondo piano dagli occhiali, e il tono allegro e squillante della sua voce quando si era presentata.
Aveva scoperto, grazie a Tommaso, che Elena non era affatto inglese, ma nei giorni precedenti all’apertura avevano collaborato con diversi colleghi delle altre sedi provenienti da tutto il mondo e probabilmente lei aveva pensato che lui fosse uno di loro.
“Che dici Lilly, la cerco su Facebook?” chiese rivolto alla sua Golden Retriever, che in risposta si limitò a fissarlo e a posare il muso sulla sua gamba.
Lo volle prendere come un “sì”. Prese il Mac appoggiato accanto a lui sul divano e lo aprì pronto a dare il via alla ricerca, che fortunatamente si dimostrò meno difficile del previsto.
Bastò cercare tra gli amici di Tommaso e il suo nome comparve in poco tempo.
Aprì il suo profilo ed eccola lì: Elena che sorrideva in una foto in bianco e nero, Elena al mare, Elena abbracciata ad una sua amica, Elena che faceva facce buffe…rimase un minuto buono a guardare le sue foto, colpito da quegli occhi verdi.
Non riuscì a non chiedersi come sarebbe stato uscire con lei, chiacchierarci e conoscerla.
Ma lui si sentiva pronto per conoscere qualcuna? Non seppe rispondersi.
Certo, era uscito per un po’ con una ragazza ma entrambi sapevano che non era nulla di serio e che non sarebbe durata a lungo.
Forse era proprio quello il motivo che lo aveva convinto a buttarsi, sapere che non ci sarebbe stata nessuna possibilità di legarsi e di soffrire di nuovo.
Eppure, mentre guardava le sue foto, si rese conto che c’era qualcosa in quella ragazza bassina e con gli occhiali che lo spingeva a desiderare di provare a passare del tempo con lei, anche se non riusciva a spiegarsi il perché.
Cliccò sulla sezione “informazioni” del suo profilo e capì che non aveva senso farsi così tanti pensieri su di lei: era fidanzata.
“Tipico” borbottò
Chiuse il Mac e se ne andò a dormire.

***

Era una fredda sera di Gennaio, resa ancora più ostile dal vento che soffiava imperterrito su tutta la città.
Nonostante fossero quasi le sette di sera il centro era comunque gremito di persone, probabilmente indaffarate nel frenetico cambio dei regali di Natale che non erano stati di loro gradimento, e il negozio in cui si trovava Alessandro non era da meno.
Era andato a trovare i suoi vecchi colleghi, cosa che, dall’apertura della nuova sede, faceva abbastanza spesso: la scusa ufficiale che ripeteva agli altri e a sé stesso era che gli faceva piacere vedere i suoi amici.
Tuttavia appena varcò l’entrata del negozio la prima cosa che fece non fu cercare i suoi vecchi colleghi ma guardarsi velocemente intorno alla ricerca di Elena, ma non riuscì a trovarla, così come era successo tutte le altre volte.
Accanto ad uno dei tavoli dove erano esposti i prodotti vide Mattia, un amico che, appena congedò il cliente con il quale stava parlando, andò verso di lui per salutarlo.
“Vedo che hai portato anche Lilly!” esclamò piegandosi per accarezzarla
“Passavamo di qui per una passeggiata ed ho pensato di passare a farvi un saluto!” rispose allegramente, continuando a lanciare occhiate fugaci al negozio nella speranza, ormai vana, di vederla.
Aveva cominciato a pensare che Elena non lavorasse più lì dal momento che, eccetto il giorno dell’apertura in cui le aveva parlato per una manciata di secondi, non l’aveva più vista.
Avrebbe voluto chiedere ai suoi amici, ma sapeva che questo avrebbe portato ad una serie di domande a cui non era pronto a rispondere.
“Come sta andando da voi? Qui si comincia ad avere ora un po’ di respiro dopo la frenesia del Natale…” raccontò Mattia indicando con un cenno del capo i gruppetti di persone che riempivano il negozio.
Alcuni stavano acquistando, altri stavano curiosando tra i vari tavoli e altri ancora gironzolavano senza una meta precisa, cercando chiaramente un riparo dal freddo di quella serata.
“Anche da noi c’è sempre un sacco di gente, ma non è poi così male. Almeno le giornate passano i fretta!”
Impegnato a chiacchierare, quasi non si rese conto che qualcuno si era avvicinato per accarezzare Lilly, fin quando quest’ultima non iniziò ad agitarsi strattonando il guinzaglio.
Abbassò lo sguardo per controllare la sua amata Golden e per un attimo non riuscì a crederci…era lei! La ragazza che stava accarezzando Lilly era Elena!
Di solito detestava chi cominciava a toccare la sua cagnolina senza nemmeno avergli chiesto il permesso, lo trovava una mancanza di rispetto e una sorta di invasione della sua privacy, ma a lei non disse nulla, anzi, gli fece piacere scoprire in quel modo che anche a lei piacevano i cani.
Si rese conto che la stava fissando ma non riusciva ancora a capacitarsi di vederla di nuovo dopo più di un anno, e allo stesso tempo si rese conto che il suo cervello non riusciva a formulare una frase decente da dirle, qualcosa che lo aiutasse ad attaccare bottone con lei.
Ci pensò Lilly a rompere il ghiaccio, mettendosi su due zampe per farle le feste e rischiando di travolgerla.
“Caspita, è alta quasi quanto me!” esclamò Elena ridendo
“Anche quasi quanto me!” rispose ricambiando il sorriso
Guardò Mattia, che nel frattempo era andato avanti in un discorso che lui non aveva minimamente seguito, e sperò che gliela presentasse, che dicesse qualcosa per trattenerla qualche secondo in più, ma non lo fece.
Veloce come era arrivata Elena si allontanò e pochi secondi dopo venne fermata da un cliente che iniziò a farle domande, e lui si ritrovò a maledire la sua timidezza.

***

Alessandro dopo tanto tempo aveva capito una cosa: le cose belle arrivano a chi sa aspettare. Davvero.
Aveva dovuto aspettare un anno per rivedere Elena dopo il primo incontro.
Aveva dovuto aspettare un mese buono dopo averla vista la seconda volta per scoprire da Tommaso che, nel frattempo, si era lasciata dal suo fidanzato storico e aveva dovuto aspettare anche la risposta dell’amico al messaggio in cui gli chiedeva una mano per conoscerla.
Le aveva chiesto l’amicizia su Facebook e aveva sperato che lei la accettasse e quando lei lo aveva fatto le aveva scritto un messaggio e, ancora una volta, aveva aspettato trepidante una sua risposta.
Avevano iniziato a parlare e si erano scambiati messaggi fino a notte fonda e, in un impeto di coraggio che mai avrebbe pensato di avere, Alessandro le propose di passare a trovarla il giorno seguente a lavoro, così da conoscersi davvero.
Quello fu il loro primo incontro concordato.
Fu un incontro fugace perché lei stava finendo il turno e poi doveva scappare per un impegno e lui, ancora una volta, non trovò il coraggio di trattenerla, dandosi dello sciocco quando lei era corsa fuori dalla porta del negozio, veloce come sempre.
Quando la sera stessa lei gli aveva scritto per scusarsi di essere scappata velocemente, Alessandro non aveva potuto fare a meno di pensare che voleva davvero conoscerla.
Ripresero a scambiarsi messaggi, sempre più frequenti e sempre più personali, e più le parlava, seppur digitalmente, e più aveva la sensazione di starsi prendendo una bella cotta per lei.
Ma di nuovo c’era stata un’attesa da scontare: la vacanza di Elena a Berlino con una sua amica: quattro giorni in cui si erano scritti ogni volta che lei aveva possibilità di connettersi, e di nuovo chiacchiere su chiacchiere.
Il 18 Febbraio l’aveva aspettata davanti al Duomo della città, dove si erano dati il loro primo appuntamento, e di nuovo aveva aspettato la fine della serata, quando l’aveva accompagnata a casa, per baciarla, nonostante avesse avuto voglia di farlo da quando lei era arrivata.
Quel bacio, che bacio! Atteso, desiderato, dolce e carico di passione.
Aveva scoperto che Elena era uscita da una relazione finita male e non aveva potuto certo biasimarla quando gli aveva detto di volerci andare piano. Sapeva benissimo cosa volesse dire doversi leccare le ferite e riprendere a camminare sulle proprie gambe dopo una brutta separazione.
Così aveva aspettato di nuovo, questa volta che le paure di lei di legarsi a qualcuno si dissipassero, ma non se ne pentì mai, nemmeno per un secondo, perché quando successe fu l’inizio di qualcosa di meraviglioso.

In quel momento, davanti all’altare, capì che sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe dovuto aspettarla.
Quando la vide arrivare, con un bellissimo abito bianco, capì che l’avrebbe aspettata volentieri per sempre.