Recensioni

“Il quadro mai dipinto”, M. Bisotti

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Titolo: Il quadro mai dipinto
Autore: Massimo Bisotti
Editore: Mondadori

 

“Di ciò che è estremamente necessario ti accorgi proprio quando hai già tutto il superfluo.”

Patrick è un insegnante di pittura dell’Accademia delle Belle Arti di Roma, determinato, quasi ossessionato, dal voler dipingere il quadro perfetto.
Deciso a trasferirsi a Venezia, la mattina della partenza vuole controllare un’ultima volta un dipinto che ha riposto per diverso tempo in soffitta e che rappresenta la donna che ha amato a lungo, ma quando si trova dinanzi al quadro fa una scoperta sconvolgente: la tela è vuota.
Della ragazza ritratta non è rimasta nemmeno una pennellata, è scomparsa nel nulla.
Ancora turbato dagli eventi, il giovane professore si dirige in aeroporto, ma la sorte pare essergli particolarmente avversa perché una volta salito in aereo batte la testa così forte da perdere la memoria e giunto a Venezia non ha idea di cosa deve fare o perché si sia trasferito lì.
Fortunatamente in tasca trova un biglietto con il nome dell’alloggio presso il quale soggiornare e, mentre aspetta un taxi, la visione di una donna vestita di rosso gli darà un nuovo obiettivo da perseguire.

Se a questo punto, come me, vi state chiedendo come mai nessuno abbia pensato di portare in ospedale una persona che ha subìto un trauma cranico con conseguente amnesia, sappiate che vi farete ancora molte domande nel corso della lettura perché ci sono diverse situazioni che vi faranno storcere il naso e domandare che cosa stiano combinando i personaggi.
Ho voluto dare il beneficio del dubbio all’autore sorvolando su questa mancanza, pensando che fosse dovuta alla volontà di non appesantire la trama, ma qui purtroppo devo subito toccare un grosso tasto dolente: l’intreccio.
Trattandosi di un romanzo concorderemo tutti sul fatto che le vicende di cui i personaggi fanno parte dovrebbero essere la parte centrale e, se non per forza interessanti agli occhi di tutti, quantomeno delineate chiaramente; molte volte invece quello che accade sembra non avere un minimo senso logico.

Il racconto procede a singhiozzo tra una divagazione sul senso della vita e una retorica spicciola sull’amore, rendendo molto difficile seguire la trama che, se isolata dal resto, si riduce a non più di una trentina di pagine. 
Se da queste togliamo anche alcuni capitoli “filler” sulle vicissitudini di personaggi secondari, di cui tra l’altro non sappiamo nulla o non abbiamo mai sentito nominare fino a quel particolare momento, della storia vera e propria rimane davvero poco.

La retorica sull’amore è infilata a forza ovunque, non solo in tutti i dialoghi e pensieri del protagonista e degli altri personaggi che gli ruotano attorno (persino in quelli di un bambino delle elementari), ma arriva anche sotto forma di bigliettini, lettere, targhe, e chi più ne ha più ne metta.

“Innamoratevi, non di chi vorrete raggiungere a ogni costo, ma di chi una volta raggiunto non vi farà più desiderare uscite di sicurezza.”

I personaggi non sono caratterizzati, anzi, appaiono molto piatti, senza una personalità e un trascorso propri, resi praticamente indistinguibili tra loro a causa del registro stilistico uguale per tutti, che spesso rende complicato capire chi stia parlando.
In tutto il libro non è possibile trovare una conversazione normale, tutti sembrano sempre impegnati a recitare a memoria un saggio sull’importanza di seguire il proprio cuore e fare le scelte giuste in amore.

Probabilmente questo libro avrebbe avuto una riuscita migliore se l’autore non avesse tentato di costruire una trama attorno a quello che risulta essere un breve saggio sull’amore, chiaramente per adolescenti alle prese con le loro prime esperienze.

La trama, nonostante il potenziale che avrebbe potuto avere, è molto fiacca e zoppicante, le cose davvero importanti vengono tirate via e mai spiegate, lasciando il lettore con un senso di incompiutezza nei confronti dell’opera.
Mai mi sarei aspettata che il tutto si riducesse ad una mera raccolta di frasi “instagrammabili” sull’amore, buona parte delle quali abbastanza banali, che rendono il libro estremamente lento e pesante da leggere, nonostante si tratti di appena 221 pagine di racconto.

 

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